leaves-ant

 

“Tu non lo sai, ma le tue capacità superano le tue aspettative”

Ho sentito questa frase in un film che ho visto di recente, l’attore citava un entomologo che si riferiva specificatamente alle capacità delle formiche.

Dicendo questa frase alla sua ragazza musicista, voleva aiutarla a capire che poteva osare molto di più di quanto se ne fosse data il permesso.

Rimasi affascinato dalla metafora, decidendo quasi simultaneamente di scriverne un’articolo.

Negli ultimi due anni di stage di Ansia Pre Gara, in giro per l’Italia, ho costatato che, tante volte, i conduttori cinofili confondono i problemi d’ansia con la mancanza di capacità specifiche.

Le capacità, in questo caso, si riferiscono a quelle del binomio, qualunque attività si pratichi. Se vado in gara e non sono certo che il mio cane faccia correttamente il “terra-resta”, probabilmente avrò uno stato d’ansia fino a quando dovrò tornare dal cane.

 

Prima l’uovo o la gallina?

Esatto, siamo alla metafisica! Se il mio cane non esegue alla perfezione (e ne ho le prove perché in allenamento ogni tanto va a farfalle) il problema riguarda le capacità mancanti. Sono queste a suscitare in me lo stato d’ansia.

 

Le aspettative cosa c’entrano allora?

La nostra cara formica non ha nessun tipo di aspettativa, deve solo provvedere ad immagazzinare il cibo e lo fa seguendo il suo istinto con le capacità che le ha donato madre natura.

Trovate qualche differenza con il cane? La risposta è, ovviamente, retorica  dal momento in cui  il cane in gara non ci va per propria scelta (è un essere troppo elevato per fare una scelta simile).

Siamo noi a portare il cane in gara e siamo noi ad avere aspettative! Andate in gara per perdere? Per vincere? Per misurare il processo di allenamento-addestramento? Per valutare le qualità naturali del vostro soggetto?

Qualunque sia la risposta, dal momento in cui ci mettiamo alla prova, il nostro Ego si sveglia e comincia a generare aspettative. Badate bene che sopra ho scritto “per perdere?” perché , se anche fosse questa la riposta, paradossalmente, non allontanerebbe lo stress delle aspettative.

E’ il giudizio a generare le aspettative, in primis il nostro proprio giudizio. Il giudizio che abbiamo di noi stessi è un potente generatore di aspettative.

 

La Teoria dell’autoefficacia

Albert Bandura, psicologo americano elaborò la teoria cognitiva sull’autoefficacia. L’esperimento che sosteneva questa, fondata, teoria era semplicistico ma efficace. In pratica: se ti chiedo se pensi di riuscire a svolgere un determinato compito (indipendentemente delle tue capacità specifiche) e ti sollecito a dirmi da 0 (zero) a 100 (cento) quanto pensi di riuscire, la tua performance sarà direttamente proporzionale alla tua percezione di riuscire. Tradotto in soldoni mi viene in mente Henry Ford che sosteneva che:

   “se pensi di riuscire oppure pensi di non riuscire hai sempre maledettamente ragione”

Questa teoria, fondamentale per le sue implicazioni pratiche, si riferisce alla percezione di AUTO -EFFICACIA. Domandate ad un qualsiasi bimbo al di sotto dei tre anni se pensa di riuscire o no: Lui vi risponderà in modo assoluto “SI”.

Quando, crescendo, cominciamo a fare i conti con il giudizio altrui , questo si riverbera nella costruzione del giudizio di noi stessi, e l’autoefficacia diviene, talvolta, o troppo realistica o fin troppo sognatrice.

Nel primo caso si genera un comportamento remissivo, che si allontana dalla attitudine proattiva di lavorare per acquisire le capacità necessarie. Quindi se penso che non riuscirò mai a fare una certa cosa, perché dannarmi l’anima ad imparare una  nuova capacità?

Nel secondo caso, il problema risiede nella delusione che ne deriva. Se penso di essere onnipotente e che con il solo pensiero positivo  potrò acquisire le abilità necessarie per fare una certa cosa, allora mi ci butto a capofitto. Risultato: l’inesorabile praticità della forza di gravità mi fa tornare con i piedi (quando va bene) per terra.

Facciamo chiarezza, cooperiamo, parliamone! Ti assicuro che quando il nostro cane comprende chiaramente ciò che deve fare, lo fa. Quando lo fa noi ci sentiamo sicuri del suo comportamento e questo si trasforma in uno stato d’animo rilassato e consapevole.

Non andare in gara per “provare” come va. Dovresti andare in gara solo quando sei sicuro che tutto è collaudato. Lavora sodo per fare in modo che non ci siano dubbi. Andare in gara in questo stato è una gioia, ci si diverte e si può fare veramente del sano SPORT. Possiamo, quindi, misurare il nostro processo di allenamento e  complimentarci con i vincitori… oppure ricevere  i complimenti!

Omar Beltran

 

 

 

Mental Coach specializzato nella gestione dell’ansia pre gara, autore del libro Parola di Cane e creatore della metodologia Double Bond Method©.
Nel mondo cinofilo è anche addestratore e conduttore nella disciplina IPO.
Facebook Comments

Rimani Aggiornato!

Ti invieremo materiale di studio e di supporto.

Iscrizione ok!

Share This