Domande Intelligenti

Domande Intelligenti

Giudica un uomo dalle sue domande piuttosto che dalle sue risposte.

François-Marie Arouet Voltaire

Talvolta, quando faccio i miei voli pindarici, mi ritrovo a fare collegamenti temporali e sono portato a rafforzare la mia convinzione che la saggezza non ha confini spazio temporali.

Voltaire, in questa citazione, sembra enunciare il principio della indeterminazione, un cardine dell’attualissima Fisica Quantistica,  scienza che egli non poteva nemmeno sognare che esistesse.

Negli anni 20′ del ventesimo secolo, Werner Karl Heisenberg, enunciò questo fondamentale principio, il quale si potrebbe semplificare, per rendendolo pratico, sostenendo che in esso sono contenuti tutti i limiti della conoscenza dal momento in cui non è possibile avere una visione univoca di un evento, in pratica “Dipende da dove si osservi un evento avremo una risposta”

Mi è venuta un’idea, glielo faccio spiegare ai “Jarabe de Palo”

Credo che i Jarabe de Palo non sapessero di sapere il principio dell’indeterminazione e che fossero riusciti a enunciarlo con una canzone.

Ma ci sono buone probabilità che tu voglia addentrarti in questo mondo fantastico, eccoti una spiegazione più seria e didattica:

Capito? Per quanto ci riguarda ti posso citare la differenza tra il Coaching e la Psicologia, nel Coaching ci si concentra sulla soluzione del problema, non ci interessa sapere l’origine di questo o quell’altro problema, vogliamo che l’energia fluisca verso le SOLUZIONI.

Se ti domando: “perché sei angosciato?” il tuo cervello concentrerà l’attenzione verso le ragioni per cui sei angosciato, con l’attenzione viaggerà insieme anche l’energia (un’altra derivazione del principio dell’indeterminazione: l’energia viaggia con l’attenzione).

Se, invece, ti domando: “cosa puoi fare per smettere di essere angosciato?”, il tuo cervello concentrerà l’attenzione verso un, qualunque, modo di uscire dal tuo stato. Non ti ho detto che ne uscirai, ma so che concentrando l’attenzione verso la SOLUZIONE, prima o poi la tua mente troverà il modo.

Il caro vecchio Voltaire, autore della citazione, è arrivato a tale affermazione solo dopo i Maiutici (Socrate, Aristotele). Questi erano fermamente convinti che ogni essere umano possiede tutte le risorse necessarie per risolvere i loro guai, e che, attraverso le domande, si possa arrivare a queste (le risorse).

Ripetition is mother of skills

La ripetizione è la madre di tutte le competenze, è quindi voglio che passi all’azione, potrei trascorre giorni interi a giustificarti teoricamente che è meglio che ti ponga domande intelligenti. Ma, credo che tu sappia, che il mio essere uomo di sport mi porta sempre all’azione, alla pratica.

Quindi ti propongo un’esercizio, da fare per 30 giorni consecutivi, si tratta del lavoro di Tony Robbins è nella sua semplicità è semplicemente FANTASTICO.

Devi porti questa serie di domande che lui divide in: LE DOMANDE DEL MATTINO e LE DOMANDE DELLA SERA

Domande del Mattino:

Che cosa nella mia vita oggi mi fa più felice? 

Che cosa dire di ciò che mi rende felice? Come mi fa sentire?

Che cosa nella mia vita mi eccita oggi?

Che cosa dire di ciò che mi eccita? Come mi fa sentire?

Che cosa nella mia vita mi rende fiero oggi?

Che cosa dire di ciò che mi rende fiero? Come mi fa sentire?

Che cosa nella mia vita mi rende grato oggi? 

Che cosa dire di ciò che mi rende fiero? Come mi fa sentire?

Che cosa nella mia vita mi rallegra oggi?

Che cosa dire di ciò che mi rallegra? Come mi fa sentire?

 In che cosa sono impegnato nella mia vita oggi?

Che cosa dire di ciò in cui sono impegnato? Come mi fa sentire?

 Chi amo? Chi mi ama?

Che cosa dire di ciò che mi rende affettuoso? Come mi fa sentire?

Ti assicuro che puoi accontentarti, senza diminuire l’efficacia, e rispondere solo alla domanda, quindi, senza il commento che suggerisce Robbins.

Domande della Sera:

Che cosa ho dato agli altri oggi?

 In che cosa sono stato un donatore oggi?

Che cosa ho imparato oggi?

In che misura oggi ho contribuito ad aumentare la qualità della mia vita o in che modo posso usare la giornata trascorsa come un investimento per il futuro?

Inoltre, voglio condividere con Te un’altra serie di DOMANDE INTELLIGENTISSIME…

Domande per Risolvere Problemi:

Che cosa c’è di buono in questo problema?

Che cosa non è ancora perfetto?

Che cosa sono disposto a fare perché la situazione sia come la voglio?

Che cosa sono disposto a non fare perché la situazione sia come la voglio?

Come posso rendere piacevole il processo per farla diventare come la voglio?

Continuando a ripeterti questo tipo di domande per trenta giorni, il tuo cervello si abituerà e ti verrà spontaneo formulare inconsciamente.

Non mi resta che incitarti e sostenerti lasciandoti con un documento unico ed emozionante: Domenico Modugno che canta MERAVIGLIOSO, un’inno al principio dell’indeterminazione e alla ricerca della Felicità!

ADELANTE!

 

Mental Coach specializzato nella gestione dell’ansia pre gara, autore del libro Parola di Cane e creatore della metodologia Double Bond Method©.
Nel mondo cinofilo è anche addestratore e conduttore nella disciplina IPO.
Il Sorprendete Ruolo del “Microbiota” sul benessere psicofisico.

Il Sorprendete Ruolo del “Microbiota” sul benessere psicofisico.

ABSTRACT

Che cos’è il microbioma e cosa intendiamo per microbiota? E’un argomento ancora poco conosciuto nonostante l’impatto sul nostro organismo. Parliamo di microbiota in relazione all’ecosistema intestinale e ciò ha un risvolto non solo a livello biologico ma anche mentale e potrebbe essere uno spunto interessante per aiutarci ad iniziare ad  avere una visione a 360° di disturbi dell’umore come la depressione e disturbi relativi all’ansia.


Il microbiota è un insieme di microrganismi che fanno parte dell’ecosistema intestinale che reagisce agli stimoli stressanti psicologici, ed è coinvolto nello stato depressivo o ansioso sia negli animali che negli esseri umani.

E pensare che già nel 2003 si parlava di una relazione tra microbiota e depressione, due interessanti studi sull’argomento sono stati sviluppati 13 anni or sono anche se l’ipotesi relativa ad una manipolazione del microbiota intestinale come possibilità terapeutica per la depressione umana risuonava come stravagante nella comunità scientifica. Negli anni successivi e con l’avanzare dei progressi in questo ambito, i meccanismi e le ipotesi proposte da Logan e colleghi (2003; 2005), per cui i microbi benefici potrebbero influenzare l’umore o la fatica, sono stati esaminati sperimentalmente:

  • protezione diretta della barriera intestinale;
  • influenza sullo stato antiossidante locale e sistemico, riduzione della perossidazione lipidica;
  • influenza indiretta sui neurotrasmettitori o sulla produzione di neuropeptidi;
  • prevenzione delle alterazioni indotte dallo stress al generale microbiota intestinale;
  • attivazione diretta dei processi neurali tra intestino e cervello;
  • limitazione della produzione di citochine infiammatorie;
  • modulazione di sostanze chimiche neurotrofiche, tra cui brain-derived neurotrophic factor (BDNF);
  • limitazione del malassorbimento dei carboidrati;
  • miglioramento dello stato nutrizionale, per esempio, omega-3, minerali, fitochimici alimentari;
  • limitazione della piccola proliferazione batterica intestinale;
  • riduzione del peso ammina o uremica tossina;
  • Limitazione di agenti patogeni gastrointestinali (per esempio, Helicobacter pylori);
  • proprietà analgesiche.

Inoltre, studi preliminari sull’uomo controllati con placebo hanno dimostrato che i probiotici orali possono diminuire l’ansia, la percezione di stress, e migliorare lo stato mentale.

Diversi studi sperimentali animali hanno dimostrato che la somministrazione di probiotici può aumentare i livelli periferici di triptofano, e alterare il turnover di dopamina e serotonina nella corteccia frontale e nel sistema limbico.

Inoltre, probiotici arricchiti aumentano i livelli tissutali di acidi grassi omega-3, e quest’ultimi svolgono un ruolo fondamentale nella comunicazione tra le cellule nervose. Il consumo di omega-3, e in particolare di acido eicosapentaenoico , è stato legato ad un miglioramento del tono dell’umore e alla riduzione del disagio mentale degli esseri umani. Infine, i probiotici e il profilo complessivo della microflora intestinale possono influenzare i livelli tissutali di minerali coinvolti nella regolazione dell’umore, come  magnesio e zinco.

Esploriamo insieme gli effetti dei probiotici, e quindi il ruolo che assume il microbiota umano nella connessione con il cervello. Passeremo, quindi, in rassegna una serie di studi presenti in letteratura e poi nello specifico ci soffermeremo su uno studio  randomizzato in triplo cieco che abbiamo scelto di trattare oggi.

Prove a sostegno di ciò sono studi che hanno previsto, nel loro protocollo, la somministrazione di un ceppo di Lactobacillus rhamnosusad animali sani in condizioni di stress (maggiormente elevato nelle prove di labirinto e nel nuoto forzato) mostrando, quindi, una riduzione di comportamenti quali ansia e depressione. Questi cambiamenti comportamentali sono stati associati con alterazioni nel sistema GABAergico del cervello nel  gruppo  che aveva assunto probiotici, abbinando i noti effetti di antidepressivi o agenti chimici ansiolitici (per esempio agenti ansiolitici come le benzodiazepine che lavorano sui  recettori GABA).

Ulteriori ricerche come uno studio che ha previsto la somministrazione orale di Mycobacterium vaccae, un microrganismo presente sul suolo ed ampiamente distribuito in natura, che si può facilmente trovare sulle piante commestibili, ha dimostrato risultati sorprendenti, nei modelli sperimentali,  come il miglioramento della funzione cognitiva e la riduzione di comportamenti come l’ansia tra gli animali.

Altri studi hanno evidenziato che la supplementazione con Bifidobacterium sembra attenuare la risposta allo stress e mantenere adeguati livelli del fattore neurotrofico (BDNF), neuropeptide derivato dal cervello, i cui livelli sono notoriamente bassi nella depressione.

Inoltre, la supplementazione con Bifidobacterium fornisce anche una protezione sistemica contro la perossidazione lipidica e riduce  l’attività delle monoamino ossidasi del cervello aumentando potenzialmente i livelli del neurotrasmettitore coinvolto nello spazio intersinaptico.

La ricerca di gran lunga più convincente, anche se molto preliminare in questo frangente, è quella relativa a studi umani che coinvolgono la somministrazione di probiotici.

La prima indagine formale circa la relazione probiotici ha previsto un campione di 132 adulti sani che ha dovuto consumare una bevanda fermentata a base di Lactobacillus casei per tre settimane in confronto alla condizione placebo, è stato riscontrato un miglioramento significativo dell’umore tra quelli con maggiori sintomi depressivi al basale. Uno studio pilota controllato con placebo, che ha utilizza il medesimo preparato a base di Lactobacillus casei, ha coinvolto 39 pazienti con sindrome di stanchezza cronica. Dopo due mesi, i punteggi di alle scale di valutazione della depressione sono risultati invariati tra i gruppi, tuttavia i punteggi alla Beck Anxiety Inventory hanno mostrato miglioramenti significativi nei comportamenti  ansiosi rispetto alla condizione placebo.

Michaël Messaoudi e colleghi hanno valutato dalla Francia una combinazione di probiotici, Lactobacillus helveticus e Bifidobacterium longum, che è stato somministrato per via orale per un mese (n = 55) in uno studio controllato con placebo. Tra gli adulti altrimenti sani, sono stati notati miglioramenti significativi nella depressione, rabbia, ansia, e più bassi livelli di cortisolo (l’ormone dello stress) rispetto al placebo. Una ricerca  sperimentale simultanea allo studio in questione ha anche confermato che il probiotico aggiunto alla dieta di roditori era efficace nel ridurre i comportamenti indicativi di ansia. Il gruppo di Messaoudi, inoltre, ha eseguito un’analisi secondaria, guardando in particolare a quelli con il più basso  livello di cortisolo libero nella condizione di partenza(n = 25). Infatti, i risultati hanno nuovamente mostrato miglioramenti con Lactobacillus helveticus e il Bifidobacterium longumrispetto ai controlli (soprattutto nella somatizzazione, nella  depressione e nella rabbia-ostilità), e proprio nel sottogruppo, con bassi livelli di cortisolo, si sono mostrati benefici complessivi per quanto concerne l’ansia e la depressione nel corso del tempo.

Una serie di studi in letteratura, altresì, ha mostrato gli effetti dell’esercizio fisico sulle dinamiche della flora intestinale, il che suggerisce che il regolamento della flora intestinale possa agire come mediatore degli effetti dell’attività fisica sul cervello. È interessante notare che, l’esercizio fisico moduli la diversa popolazione di batteri intestinali rispetto alla restrizione alimentare o ad una dieta ricca, e allevia le sindromi intestinali dovute  all’assunzione di tossine. La flora intestinale potrebbe anche contribuire agli effetti benefici dell’esercizio fisico sulla componente cognitiva ed emozionale, sia direttamente attraverso il sistema serotoninergico che indirettamente attraverso la modulazione del metabolismo e della performance fisica.

Un interessante mini review del 2015, ha infatti evidenziato che  la flora intestinale negli atleti è più varia rispetto al gruppo di controllo, che era anche correlato ai marcatori sierici relativi all’esercizio fisico. In particolare, l’organizzazione del microbiota intestinale influisce sulle prestazioni dell’esercizio: ad esempio, i topi GF (germ free, allevati, cioè in un ambiente totalmente sterile) hanno mostrato meno resistenza alla prova di nuoto, mostrando una ridotta massa muscolare. D’altra parte i corridori, con supplementazione di probiotici multi-strato nel loro regime alimentare, hanno mostrato maggior resistenza nell’attività fisica. In altre pratiche, i probiotici giocano un ruolo fondamentale nel modulare le prestazioni dell’esercizio attraverso molteplici meccanismi, tra cui l’infiammazione, lo stress ossidativo e l’integrità del microbiota intestinale. Collettivamente, questi risultati hanno sostenuto la stretta relazione tra i cambiamenti della flora intestinale e la prestazione fisica.

Quindi i benefici del cervello indotti dall’esercizio fisico potrebbero essere ben modulati attraverso cambiamenti del microbiota intestinale. Ad esempio, la serotonina è necessaria per l’esecuzione di benefici indotti sulla neurogenesi, ed è proprio l’intestino la principale fonte di produzione di serotonina nel corpo; i topi GF hanno mostrato alterazioni significative della serotonina così come i comportamenti rilevanti (quali legati all’ansia e a condizioni di stress), suggerendo quindi  che nei topi GF potrebbero mancare i vantaggi dell’esercizio fisico sulla neurogenesi. Futuri studi sono necessari per esaminare sistematicamente tali possibilità.

Per quanto riguarda invece il coinvolgimento nello specifico del microbiota nella depressione abbiamo scelto di riportare un interessante studio in triplo cieco e randomizzato sugli effetti della somministrazione di probiotici multi specie sulla reattività cognitiva all’umore melanconico.

Secondo le teorie cognitive della depressione, la reattività cognitiva svolge un ruolo centrale nello sviluppo, mantenimento, e nella ricorrenza della depressione e quindi è un obiettivo rilevante per gli interventi. La reattività cognitiva si riferisce all’attivazione di pattern disfunzionali di pensiero, come quello ruminativo (ad esempio, pensieri ricorrenti sulle possibili cause e le conseguenze della propria angoscia), aggressivo (ad esempio, pensare a ferire gli altri o se stessi), legato alla disperazione (come perdita di motivazione e le aspettative per il futuro), e / o pensieri suicidi (ad esempio, pensare che la propria morte è l’unico modo per porre fine alle sofferenze) che sono attivati ​​da sottili cambiamenti del tono dell’ umore. Si presume che tali risposte cognitive disfunzionali derivino da convinzioni negative latenti che vengono riattivate durante condizioni in cui l’umore è piuttosto basso.

Il grado in cui si attivano questi pensieri disfunzionali sembra essere fondamentale nel determinare se un umore triste sarà uno stato transitorio o diventerà prolungato, aumentando il rischio di sviluppare la depressione clinica; la reattività cognitiva,infatti, è considerata uno dei principali marcatori predittivi di vulnerabilità alla depressione e, tra questi modelli di pensiero disfunzionali, il pensiero ruminativo sembra essere particolarmente rilevante.

Si tratta di un disegno di valutazione pre e post-intervento in triplo cieco randomizzato, controllato con placebo. Quaranta soggetti sani (senza alcun disturbo psichiatrico/neurologico o storia familiare di depressione o emicrania) sono stati assegnati equamente e casualmente a ricevere un intervento di 4 settimane di probiotici o placebo; nello specifico, venti partecipanti (3 maschi) con un età media di 19,7 anni (DS = 1,7) e un indice di massa corporea media (BMI) di 21,5 (DS = 2,0) sono stati assegnati alla condizione placebo e venti partecipanti (5 maschi) con un’età media di 20,2 anni (DS = 2,4) e un BMI medio di 22,6 (DS = 2,2) sono stati assegnati alla condizione “probiotici”.

I soggetti  assegnati alla condizione “probiotici” hanno ricevuto  28 bustine (una per ogni giorno dell’intervento), ciascuna contenente 2 g dell’integratore probiotico Ecologic Barrier (probiotici Winclove, Paesi Bassi). L’integratore in questione  contiene otto tipi di batteri: Bifidobacterium bifidum W23, Bifidobacterium lactis W52, Lactobacillus acidophilus W37, Lactobacillus brevis W63, L. casei W56, Lactobacillus salivarius W24, e Lactococcus lactis (W19 e W58). Nella condizione placebo ai partecipanti sono state fornite 28 bustine, ciascuna contenente 2 g di una miscela di amido di mais e maltodestrine.

La reattività cognitiva è stata valutata, pre e post intervento, mediante il Leiden Index of Depression Sensitivity (Leids-R). Si tratta di un questionario self-report con 34 item che valuta in che misura vengono attivati pensieri disfunzionali ​​quando si vive una blanda disforia. I punteggi del Leids-R sono risultati predettivi circa l’incidenza di depressione in diversi studi longitudinali e correlati con i fattori di rischio della depressione, come storia familiare di depressione, marcatori genetici della depressione, e la reazione alla deplezione di triptofano.

I risultati di questo studio non hanno mostrato nessun cambiamento significativo per quanto concerne la reattività cognitiva misurata pre e post intervento nel gruppo dei soggetti trattati con placebo, al contrario, i soggetti che assunto probiotici nel corso delle 4 settimane di intervento hanno mostrato variazioni significative. Infatti rispetto ai punteggi ottenuti nel pre intervento al Leids-R, si è verificata una riduzione statisticamente significativa soprattutto per quanto concerne due pattern disfunzionali di pensiero, cioè quello aggressivo e quello  ruminativo nella valutazione post intervento.

Questi risultati forniscono la prima evidenza che l’assunzione prolungata di probiotici multi specie può aiutare a ridurre i pensieri negativi associati all’umore triste, giocando un ruolo di primo piano nella reattività cognitiva quale fattore predittivo per la depressione. Ciò rappresenta un punto di svolta su cui spero le ricerche future si possano concentrare al fine di concretizzare ciò in un vero e proprio intervento terapeutico.  

 

Riferimenti bibliografici

  • Logan AC, Venket Rao A, Irani D: Chronic fatigue syndrome: lactic acid bacteria may be of therapeutic value. Med Hypotheses 2003, 60:915–923.
  • Logan AC, Katzman M: Major depressive disorder: probiotics may be an adjuvant therapy. Med Hypotheses 2005, 64:533–538.
  • Diaz Heijtz R, Wang S, Anuar F, Qian Y, Björkholm B, Samuelsson A, Hibberd ML, Forssberg H, Pettersson S: Normal gut microbiota modulates brain      development and behavior. Proc Natl Acad Sci U S A 2011, 108:3047–
  • Messaoudi M, Violle N, Bisson JF, Desor D, Javelot H, Rougeot C: Beneficial psychological effects of a probiotic formulation (Lactobacillus helveticus  R0052 and Bifidobacterium longum R0175) in healthy human volunteers. Gut Microbes 2011, 2:256–261.
  • Neufeld KM, Kang N, Bienenstock J, Foster JA: Reduced anxiety-like behavior and central neurochemical change in germ-free mice. Neurogastroenterol Motil 2011, 23:255–
  • Matthews DM, Jenks SM: Ingestion of Mycobacterium vaccae decreases anxiety-related behavior and improves learning in mice. Behav Processes 2013, 96:27–35.
  • Eva M Selhub, Alan C Logan and Alison C Bested, Fermented foods, microbiota, and mental health: ancient practice meets nutritional psychiatry, Journal of Physiological Anthropology 2014, 33:2 –    Laura Steenbergen, Roberta Sellaro, Saskia van Hemert, Jos A. Bosch, Lorenza Colzato A randomized controlled trial to test the effect of multispecies probiotics on cognitive reactivity to sad mood Brain, Behavior, and Immunity  48 (2015) 258–264
  • Ti-Fei Yuan, Nuno Barbosa Ferreira Rocha, Flávia Paes, Oscar Arias-Carrión, Sergio Machado and Alberto Souza de Sá Filho, Neural Mechanisms of Exercise: Effects on Gut Microbiota and Depression, CNS & Neurological Disorders – Drug Targets, 2015, 14, 1312-1314.
Mental Coach specializzato nella gestione dell’ansia pre gara, autore del libro Parola di Cane e creatore della metodologia Double Bond Method©.
Nel mondo cinofilo è anche addestratore e conduttore nella disciplina IPO.
L’interruzione di schema

L’interruzione di schema

 

ARTICOLO ESTRATTO DAL LIBRO “PAROLA DI CANE”

a “parlare” è Aaron, Pastore Tedesco da Lavoro

 

Aaron e l’agonismo

“L’agonismo dovrebbe servire a misurare un processo, non ad alimentare l’ego”

Non avevo ancora un anno quando debuttai in gara. La categoria era esordienti e mi sembrava un gioco da bambini. Anche Omar era tranquillo, lo sentivo calmo e convinto, eravamo lì per lavorare insieme, come facevamo di consueto e non ci interessava nessun tipo di risultato. Per voi che avete un ego, a volte più grande di voi stessi, questo tipo di manifestazioni hanno un’importanza vitale. Per noi non significano niente, ma siamo lì con voi e ci connettiamo con il vostro vero “io”, quindi percepiamo ciò che pensate, la tensione nei vostri muscoli, la respirazione e soprattutto l’odore che emanate. E quando ciò accade non potete bluffare con noi.

Il capo era completamente tranquillo, era come se fosse un giorno qualsiasi. In quella gara dovevamo eseguire degli esercizi che già facevamo bene. Beh, li facemmo e io mi divertii. Alla fine della giornata mi toccò salire sopra una specie di scala fatta di solo tre gradini. Vi confesso che questa cosa non l’avevamo mai provata e non mi trovai proprio a mio agio. Noi salimmo sul gradino più alto e c’erano anche altri due binomi: quello più in basso era occupato da un cagnaccio che mi guardava in un modo… dovetti ricordarmi che se non mi fossi comportato bene con gli altri cani, Omar si sarebbe arrabbiato davvero.

In quello stesso anno, partecipammo ad altre competizioni e fu sempre la stessa storia. Alla fine di quell’anno, il capo decise di fare il corso per figuranti. Ve lo ricordate? L’uomo che simula di essere il “cattivo” del film e si veste con la tuta e la protezione sul braccio.

Il corso era tenuto da una persona che Omar stimava molto, una specie di modello ideale. Ci andammo insieme e furono giorni di lavoro intenso: mi facevano mordere le maniche e i salamotti, ero al settimo cielo. Omar diceva di avere imparato tanto, ma soprattutto di avere fatto tanta pratica. Era una cosa che gli piaceva.

Tornati da quell’esperienza, la vita continuò nella normalità, il che per voi a volte si traduce in noia, ma per noi cani significa assoluta calma psicologica.

Sentivo che qualcosa però non era come prima, avvertivo una leggera ansia da parte del capo. Insomma, non capivo ma mi adeguavo, ciò significa che facevo mia una parte del suo stato emotivo. Noi lo facciamo perché in questo modo possiamo aiutarvi, ci prendiamo carico delle vostre emozioni negative e le somatizziamo per scaricarle dal vostro corpo. Mi sembra che sia questa la ragione per cui alcuni di noi si dedicano a quel mestiere che voi chiamate pet therapy, vero?

Il motivo per cui Omar avesse quello stato non l’ho mai conosciuto, so solo che un bel giorno mi sono trovato nuovamente in una gara. Il fatto che io abbia riconosciuto che si trattava di una gara è significativo! Noi non andiamo in gara, noi veniamo con voi ovunque: a passeggio, in vacanza, a fare la spesa e anche in gara, ma queste non sono le nostre mete, non sono i nostri obiettivi. Noi veniamo con voi e basta.

Mi ero accorto che quella gara era “importante” per Omar. Una delle considerazioni più profonde del vostro comportamento è questa: ritenere alcune cose importanti! In questo modo, per ovvie ragioni, date meno importanza ad altre cose e così facendo alimentate il vostro ego quando dovete fare quella cosa “importante”.

Ora che è passato tanto tempo, posso confessarvi che ero veramente nervoso, un po’ perso, non riconoscevo gli odori che Omar emanava. Sentivo i comandi e questi non corrispondevano alle immagini che mi mandava. Era stato proprio un momento difficile.

Ci presentammo in gara e dal momento in cui entrammo in campo constatai almeno una ragione per cui quella prova fosse diversa: a fare da giudice c’era il suo maestro, quello del corso per figuranti. Colui che, nella sua testa, rappresentava il modello da imitare: il signor Carmelo Sesto (R.I.P.). Dovevamo fare la prima gara ufficiale, quella che, ai tempi, ci dava la possibilità di fare il primo brevetto di lavoro Sch I.

In realtà conoscevamo molto bene tutti gli esercizi e avevamo già superato con un eccellente voto la sezione dedicata al naso. Mi ero fatto i miei trecento metri con il mio nasone adeso a terra e avevo trovato i due oggetti che c’erano da trovare. Il giudice delle piste disse: “Complimenti, il cane è un super pistaiolo!”.

Arrivò quindi il nostro turno nella sezione B, quella dell’obbedienza. In pratica dovevamo:

camminare insieme per cinquanta metri, io sempre al suo piede;

girare in fondo e quindi fare le variazioni di velocità;

girare due volte a destra e una a sinistra;

fare un’inversione di marcia;

fermarci e, senza che Omar me lo chiedesse, io mi dovevo sedere accanto;

ripartire al piede e quindi passare all’interno di un gruppo di quattro persone che si muovevano, dovevamo girare attorno a una a sinistra, poi attorno a un’altra a destra e infine fermarci accanto a una di loro. Usciti dal gruppo si andava alla partenza e quindi iniziavano quelle posizioni conosciute con il nome dei fermi. Il primo è il seduto, quindi dopo dieci passi mi chiedeva di sedermi e lui continuava a camminare, si allontanava e poi si girava quindi tornava da me che l’aspettavo seduto. Poi riprendevamo a camminare insieme e dopo dieci passi mi chiedeva di andare a terra; come prima, lui si allontanava e a una certa distanza si fermava, si girava e quando il giudice glielo diceva mi chiamava; io dovevo correre come un matto da lui, arrivare di fronte e sedermi guardandolo negli occhi; quando me lo chiedeva mi rimettevo nella posizione di base accanto alla sua gamba sinistra.

Si andava poi alla parte dei riporti. Questa è una delle parti più complicate per noi cani da pastore. I riporti li sanno fare dalla nascita i nostri cugini Retrievers, il Golden, il Labrador. A noi ce lo devono insegnare e non è sempre facile impararli con precisione.

Comunque, si andava verso il posto dove erano tenuti i riporti (cioè degli oggetti di legno), il conduttore ne prendeva uno, io camminavo sempre al suo fianco fino a quando si fermava. A quel punto lanciava il riportello e, quando me lo chiedeva, dovevo partire come un razzo per andare a raccoglierlo, quindi a tutta velocità tornare da lui e sedermi di fronte, sempre con il riportello in bocca e senza masticarlo (mamma mia, che difficile!). Quando me lo chiedeva, dovevo aprire la bocca (vi ricordate i giochi da cucciolino?). Dopo avere lasciato e sempre a comando, dovevo andare alla posizione base.

Ci spostavamo di fronte ad una barriera alta un metro e larga altri cento centimetri, a quel punto Omar lanciava il riportello oltre la barriera e quando me lo chiedeva dovevo partire (sempre come Speedy Gonzales), saltare e prendere il riportello, quindi girare e saltare nuovamente per tornare da lui. C’è un sacco di spazio senza barriere per andare e tornare con il riportello in bocca, non ho mai capito perché fare quel salto inutile e dispendioso. Beh, contenti voi!

Non è, affatto, finita. Si continuava al piede e ci si metteva davanti a una palizzata alta un metro e novanta centimetri, molto inclinata. Stessa storia di prima: dovevo andare oltre la palizzata (passandoci sopra ovviamente) per recuperare il riportello. Obbligatoriamente anche al ritorno bisognava passarci sopra. Sì, come avete sicuramente immaginato: che spreco di energie!

Infine, si andava alla partenza, si partiva al passo e, a un certo punto, mi si chiedeva di andare in avanti, prima di abbandonarlo e correre a massima velocità verso la fine del campo. Quando il giudice glielo ordinava, Omar doveva darmi il comando per andare a terra. Allora io dovevo velocemente andare a terra a distanza.

Veniva lui a prendermi, mi dava il comando per sedermi accanto a lui e al piede andavamo dal giudice a comunicargli che avevamo finito il nostro lavoro (come se lui non lo sapesse già!).

Mentre facevo tutto ciò, un altro binomio era situato sul bordo del campo: il cane era a terra e il conduttore doveva allontanarsi di almeno quindici passi. Noi cani dovevamo rimanere immobili fino a quando non tornavano a prenderci.

Poteva toccarti prima di andare a terra o di lavorare, a seconda del sorteggio: la cosa certa era che dovevi fare tutte e due le cose.

Quella volta toccò a me per primo fare la condotta. Quando ci presentammo dal giudice, Omar aveva il cuore in gola, io vedevo tutti i suoi pensieri e avvertivo l’odore del panico. Con la sua mente mi faceva vedere, in anticipo, tutti gli errori che avrei potuto commettere. A questo punto sapete benissimo che ciò rappresenta per noi il comando più potente: ciò che avete in mente!

Arrivammo dal giudice, era inizio inverno quindi la temperatura era piuttosto fresca. Omar porse la mano al suo maestro, (nelle vesti di giudice) lui contraccambiò aggiungendo in tono disteso: “Non mi sembra che faccia così caldo”, alludendo alle mani già sudate del mio capo.

Io ero nervosissimo, ricevevo tanti di quei messaggi (tutti contraddittori) che non sapevo letteralmente che pesci pigliare. Omar impartì il comando per andare al piede, ma dalla sua mente e antecedente al comando, ricevetti un’immagine nitida e chiara della sua paura. M’immaginava lontano dalla sua gamba e quindi, inconsciamente, m’invitava a staccarmi dalla posizione corretta. Cominciammo a camminare e le cose si complicarono. Non lo sentivo con me, pensò subito alla parte finale e quindi a girare su se stesso per tornare indietro (il dietro front). Peccato che mi visualizzava allargando la traiettoria (cosa che non facevo mai). Il suo odore era sempre irriconoscibile. Girammo in fondo al campo e io la presi larga come credevo di dover fare. Ascoltavo persino il suo vociare interiore e, mentre progredivamo, cominciai ad avere persino un po’ di paura, non sapevo che cosa dovevo fare. Corremmo insieme e rimasi leggermente dietro, non sapevo davvero che cosa aspettarmi, lui rallentò e io feci altrettanto rimanendo ulteriormente indietro. Vi confesso che non avevo nessuna voglia di seguire quello sconosciuto.

Il calvario continuò. M’impegnavo, ma andava sempre peggio. In un modo o nell’altro ci avvicinammo al gruppo. Omar sudava, emanava un cattivo odore. Entrammo a destra ed io presi la tangente, mi allontanai e, giuro, che a quel punto volevo andare verso la porta. Lui mi chiamò toccandosi la gamba sinistra, come per farmi vedere che cosa dovevo fare. Ciò mi confuse ulteriormente, ma decisi di seguirlo (a debita distanza ovviamente). Uscimmo dal gruppo e quando passammo davanti al giudice per rientrare dall’altra parte lui ci fermò. Io volevo scappare. Il giudice si avvicinò a Omar e gli sussurrò: “Il tuo cane sa benissimo cosa fare ma ti stai innervosendo inutilmente, calmati oppure te lo perderai, non devi dimostrarmi niente, fai finta che io non ci sia”.

Sentii Omar respirare profondamente. Il suo stato emotivo cambiò leggermente. Emanava un odore appena diverso ma era un profumo che riconoscevo. Rientrammo nel gruppo, girammo a sinistra e io restai attaccato. Quando ci fermammo avvertii un pizzico di soddisfazione in lui. Lo riconobbi e gli inviai un feedback (a oggi non so se si sia accorto) muovendo la coda in alto. Andammo verso la partenza e continuammo la gara, la sua lotta interna continuava, ma io riconoscendolo decisi di stare con lui. Prima ancora di fare l’esercizio del seduto, il suo cervello mi visualizzò fermo sulle quattro zampe. Partimmo, si camminava. Un passo, un altro, nove, dieci, undici e comando: “sit” (seduto), che fare? Lui se ne andò, io esitavo ma in un micro secondo decisi di dare retta solo alla sua voce e appoggiai il sedere sull’erba. Lui continuò a camminare, quindi si fermò e appena si girò mi mandò una comunicazione telepatica forte: dentro di sé urlava “grazie”. Appena tornò da me cominciai a sentirlo più in contatto, il suo cuore emanava battiti di gioia, come se avesse ritrovato qualcosa che aveva perso. Il suo odore si fece sempre più riconoscibile. Tornati alla partenza, in attesa dell’altro esercizio, mi accarezzò (il regolamento lo consente) e finalmente sentii il suo contatto pieno: eravamo nuovamente insieme come fossimo una sola cosa.

La gara proseguì ed io feci tutto come sapevo, lui a tratti si divertì pure. E arrivò il momento del giudizio. Ci dettero pochi punti, 81. Ma ne bastavano 70 per ottenere la qualifica. Sentii che Omar era davvero soddisfatto, mi fece le coccole e salimmo in macchina.

Sì, lo riconosco, è stato il calvario più grande che abbiamo attraversato insieme, estenuante per me e anche per lui.

Nel momento in cui decisi di seguire solo la sua voce, avevo capito la mia missione nella sua vita. Dovevo aiutarlo a imparare a lasciare andare, a tornare a vivere nel presente, nell’unico momento che conta. A considerare che se vuoi raggiungere un qualunque obiettivo, l’unica cosa che devi e puoi fare è concentrarti sul processo.

Nella nostra esperienza, Omar fece i conti con la sua incapacità di gestire il proprio stato d’animo sbagliato. I suggerimenti del giudice erano saggi, ma che cosa avrebbe dovuto fare? Lui non sapeva come agire, non era a conoscenza del fatto che, come in ogni apprendimento, poteva procedere per tentativi ed errori e che avrebbe trovato in me il suo indicatore di efficacia.

A questo punto comprenderete, con maggior precisione, il nostro compito supremo, compreso solo da pochi illuminati:

Noi siamo qui per agire come vostro strumento di risonanza. Possiamo aiutarvi a capire, con le nostre risposte, se le vostre azioni, i vostri comportamenti, le vostre emozioni, sono utili per ottenere ciò che desiderate.

I nostri feedback vi consentono di effettuare le prove necessarie nel vostro intimo e capire, in questo modo, come gestire l’universo interno di pensieri, emozioni, parole, sensazioni.

Aaron e l’interruzione di schema 


“Non siamo la nostra mente, non siamo i nostri pensieri”

Vi è mai successo di capire perfettamente che vi state facendo prendere dal panico e non sapete come fare per evitare quella fine che, paradossalmente, sapete che farete?

Quando a Omar il maestro disse che se proseguiva in quel modo mi avrebbe perso, lui lo sapeva perfettamente. Ciò che ignorava, convinto che fossi io a sbagliare, era come fare. Quando si girò e mi vide seduto (cosa che non si aspettava) si interruppe lo schema negativo del film, con tanto di colonna sonora, che si stava facendo in testa.

Se mentre state leggendo queste righe suona il telefono e sostenete una brevissima conversazione, quando riprendete a leggere la vostra mente dovrà compiere uno sforzo aggiuntivo per raggiungere il livello di concentrazione che avevate prima della telefonata.

In pratica il vostro cervello non è la Ferrari del multitasking come pensate. Se poi si tratta del cervello di un uomo (a differenza di quello femminile) è ancora peggio. Con quel cervello pensante che possedete, riuscite a compiere pochissime operazioni contemporaneamente. Questo è possibile grazie al miracolo dell’accorpamento in pezzi d’informazione, per esempio:

  3-9-3-9-3-0-5-1-9-2-5-0

Sarebbe un numero di telefono: provate a memorizzarlo in tre minuti.

Ora chiudete il libro e riscrivete quel numero su un foglio qualsiasi.

ce l’avete fatta?

Ora provate così:

39 – 393 – 05 – 19 – 250

Chiudete nuovamente e riprovate a trascriverlo.

Più facile, vero? Non è magia, Nel primo caso dovevate ricordare undici dati, nel secondo caso questi sono stati raggruppati e il vostro cervello doveva ricordare solo cinque pezzi di dati.

La vostra mente pensante può memorizzare sette (più o meno) gruppi di dati. In altri termini potete ricordare da cinque a nove pezzi, dopodiché i dati in entrata non vengono più processati dalla vostra mente consapevole.

Quando siete “concentrati”, la mente riesce a trattenere l’informazione. Se qualcosa interrompe questo stato di concentrazione, la mente non riesce, in modo immediato, a riprendere lo stato precedente.

Clicca qui se vuoi approfondire l’argomento!

Mental Coach specializzato nella gestione dell’ansia pre gara, autore del libro Parola di Cane e creatore della metodologia Double Bond Method©.
Nel mondo cinofilo è anche addestratore e conduttore nella disciplina IPO.
La Relazione, miti e leggende metropolitane

La Relazione, miti e leggende metropolitane

Il mio saggio corpo mi sussurrava, giorno dopo giorno, che era il momento di ricaricare le vecchie batterie. Sussurrava amichevolmente, come fa al solito, ma era costante, quindi ho pensato di darle retta. Le mie batterie sono vecchie ma non esaurite e dover sostituirle credo che mi costerebbe troppo.

Sono tornato nella mia terra…

Ma la mia terra non è solo le meraviglie della “pachamama” (madre natura), è anche una cultura che discende dalla cultura Andina, quella degli Incas …

Da questa cultura, abbiamo ereditato pregi e difetti (noi argentini più i secondi). Tra i pregi possiamo annoverare la “LENTEZZA”, nella prima foto vedete il Salar Grande in provincia di Jujuy era un mare e si trova a circa 4000 m, nella seconda il più conosciuto Machiu Pichu, la sede dell’impero Incaico a Cusco in Perù, oltre i 4500m. Come risulta ovvio, e se non ci credete provate, andare velocemente a quelle alture è un rischio. Molto meglio lento e costante, la città di Salta, dove abitano i miei, è situata a 700m sul livello del mare.

Niente comparato alle alture sopra descritte, ma questo lo si può apprezzare cognitivamente, le abitudini di un popolo entrano a fare parte di quello che Jung chiamava l’inconscio collettivo. Un bergamasco si comporta da bergamasco e un napoletano si comporta da napoletano. Dove s’imparano le abitudini bergamasche? a scuola? La cultura permea il nostro essere e ci si comporta come ci si comporta nel luogo dove siamo nati e cresciuti. Secondo voi io, dopo 30 anni a Bergamo, come mi comporto?

Posso solo dirvi come mi sento: uno argentino in Italia e un bergamasco in Argentina.

Quindi a Salta si va l-e-n-t-a-m-e-n-t-e, a eccezione della guida, provate a ritardare un nano secondo la partenza all’imminente scatto del verde al semaforo!!!  Non vi suoneranno il clacson, vi passeranno sopra per correre alla velocità della luce per andare a fare ciò che devono fare

l-e-n-t-a-m-e-n-t-e….

Nessuno corre, neanche quando piove. Tutto ha tempi dilatati, e questo ti fa sentire fuori posto (la mia influenza bergamasca) fino a quando cogli i vantaggi. Quando si va piano si notano i particolari,

dicono che la tartaruga conosca molto meglio il terreno di un lepre.

Passati alcuni giorni, come nell’oscurità, i miei occhi si sono abituati alla lentezza e hanno iniziato a cogliere i dettagli.

Con tutto il suo tempo, il Signor Barbone ha attraversato la strada, incurante del fatto che allo scattare del giallo (in Argentina il verde è preceduto dal giallo) i piloti di F1 sarebbero partiti per entrare per primi nella curva che li porta a fare ciò che devono fare sempre:

l-e-n-t-i-s-s-s-s-s-s-i-m-a-m-e-t-e-e-e-e-e-e

Ho tirato fuori lo smartphone per cogliere quel magic moment (per 20 giorni l’iPhone è servito solo a questo).

Il tempo è sembrato fermarsi e durante il suo passaggio ho visto cani sereni, nutriti, ordinati in modo rigorosamente gerarchico pronti a seguire il loro leader che, per ragioni di risorse, aveva deciso di spostarsi da qualche altra parte.

Non una risa, un tentativo isterico di richiamare il cane che, scappato, poteva finire sotto una macchina. Nessun proprietario disperato armeggiando in tasca alla ricerca del bocconcino magico che l’avrebbe aiutato ad ottenere un richiamo esemplarmente disinteressato.

Da quel momento in poi, la video camera situata nel mio cervello fu pronta per immagazzinare tutto, non c’erano problemi di batteria o di messa a fuoco o chissà che altro.

I miei occhi hanno registrato ogni scena utile a questo racconto.

“Meglio cani sciolti che tifosi violenti” così recita il titolo dell’articolo su Tuttosport da cui ho tratto la foto sopra.

I cani sciolti ci sono, nel barrio dove abitano i miei genitori ce ne sono tanti, ma non sono sempre sciolti.

Al mattino i proprietari aprono le porte di casa e i cani escono, li vedi prendere la strada e andare a cercare gli altri cani. Un rituale magnifico che mi ha fatto evocare le mattina di vacanza da scuola, facevi colazione velocemente e uscivi a cercare gli amici e, in gruppo, trascorrevi il tempo giocando e inventandoti il mondo che da grande volevi abitare.

I cani girano, non inseguono le macchine, e non fanno disastri, si aggregano in un branco giornaliero nel quale puoi apprezzare, dal vivo, tutte le lezioni di etologia e riscoprire la meraviglia della comunicazione intraspecifica.

Non ho mai visto un litigio, mai assistito a scene che potessero metterti l’angoscia di un’eventuale aggressione.

Armonia in movimento, ecco cosa percepivi con gli occhi e vi assicuro che, i miei occhi sono allenati per accogliere le meraviglie, ma sono anche esperti nel cogliere i segnali di comunicazione.

La meraviglia dell’armonia, però, è stata la costante.

Nell’osservare, con attenzione, ho notato un’altro particolare: nella stragrande maggioranza, i cani di cui vi parlo erano di razza, quindi, anche a quelle latitudini ci sono le mode canine. Attualmente sembra andare di moda il Weimaraner, ma ho visto Beagle, Bassotti, Amtaff, Boxer, Barboni di tutte le taglie e persino bellissimi esemplari di Scottish Terrier.

Questo particolare mi ha fatto pensare che ha fare la differenza è la relazione con l’umano.

Se avessi visto cani randagi, cani ferali oppure cani selvatici, la comunicazione intraspecifica sarebbe la condizione normale. Ma in cani che vivono in casa, che non sono alla catena e che interagiscono sia con la famiglia d’appartenenza sia con le persone presenti nel barrio, la comunicazione intraspecifica è fortemente condizionata da quella extraspeficia.

Il fattore umano, dunque, è la variabile dipendente che fa la differenza.

Per i proprietari di quei cani non esiste un’altro modo di relazionarsi, è normale aprire la porta e lasciare al cane la sua libertà di moto e di scelta, non si pongono domande ansiose del tipo: si faranno male? non tornerà a casa? ecc. ecc. Non angosciandosi per ciò che verrà si pongono con naturalezza e con uno stato emotivo sereno rispetto alla scelta di aprire la porta. Da canto suo, il cane, reagisce a quella vibrazione emotiva e si libera del condizionamento extra-spefico, dandosi il permesso di essere ciò che madre natura l’ha chiamato ad essere:

quel meraviglioso essere chiamato CANE.

 

Mental Coach specializzato nella gestione dell’ansia pre gara, autore del libro Parola di Cane e creatore della metodologia Double Bond Method©.
Nel mondo cinofilo è anche addestratore e conduttore nella disciplina IPO.