“Simplemente non avevo la gamba”

“Simplemente non avevo la gamba”

Chaves celebra sul podio il suo successo

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La saggezza di un ragazzino, più Uomo di tanti, Sportivo come pochi, non poteva essere frutto di casualità.

Il video dell’intervista si commenta da solo, è un compendio di sportività ma nel contempo di consapevolezza.

I genitori che corrono ad abbracciare e complimentarsi con Nibali, che ha appena strappato la maglia e il giro al loro figlio, sono la dimostrazione che i valori e le convinzioni sono l’unica vera eredità che si lascia ai figli.

Ascoltando l’intervista potresti scrivere almeno tre libri:

1) “Siamo felice”, in tutta risposta alla domanda del giornalista: “come è il sapore di questa sconfitta”. Questo in psicologia si chiama RESILIENZA, ed è la capacità che contraddistingue i veri vincitori, coloro che non si arrendono mai.

2) “Simplemente non avevo la gamba”. Questo si chiama RESPONSABILITÀ’, avere chiarezza riguardo a ciò che dipende da noi e ciò che non dipende da noi. Chavez dice: “non sono il ragazzo che campa scuse”, “Nibali e Scarponi hanno dimostrato di essere migliori e io semplicemente non avevo la gamba” (che in gergo ciclistico significa non ero in forma).

3) “Prima dobbiamo finire qui”, in risposta alla domanda: “ci riprovi alla Vuelta?” (Il giro di Spagna dopo il Tour de France quindi tra più o meno tre mesi). Questo si chiama CONSAPEVOLEZZA del presente, vivere nel qui e ora. Ciò significa essere davvero saggi.

Vi invito a riguardare l’intervista un milione di volte, vi accorgerete che c’è una congruenza disarmante tra ciò che dice e il linguaggio “non verbale”, quello del corpo. A certificare, dunque, che la sua è una dichiarazione sostenuta dalla verità dei suoi valori.

Oggi, nel mondo del quale siamo inquilini di passaggio, ci troviamo a seguire leader di carta pesta. Io sarei felice di poter seguire questo piccolo grande Leader e onorato di stringere la mano ai suoi genitori.

Omar

Mental Coach specializzato nella gestione dell’ansia pre gara, autore del libro Parola di Cane e creatore della metodologia Double Bond Method©.
Nel mondo cinofilo è anche addestratore e conduttore nella disciplina IPO.
Patrizia Ciuffetti Part II (Il mio cambiamento)

Patrizia Ciuffetti Part II (Il mio cambiamento)

Il cambiamento vero del mio stato d’animo prima, durante e dopo la gara è avvenuto lo scorso anno in Repubblica Ceca, a Pisek, durante lo svolgimento del mondiale fmbb. Ero tesissima, nervosa e molto agitata. Sono riuscita a mantenere la lucidità per i quattro giri di qualificazione e per i due della squadra, poi arrivati alla finale jumping è avvenuto il crollo… Mentre ero in pre-ring mi è venuto un vero e proprio attacco di panico, piangevo, urlavo e dicevo scemenze del tipo: “ma chi me lo ha fatto fare di fare questo sport???? Basta! Come rientro in Italia smetto, ecc…” e discorsi simili. Ricordo ancora la faccia sconvolta della nostra selezionatrice (Micaela Cerna) non sapeva più cosa dirmi, ero andata completamente fuori di testa. Anche Skin era diventata irriconoscibile abbaiava ed era quasi incontrollabile in pre-ring…. Comunque giunto il nostro turno mi asciugo le lacrime e parto… Non so come (lì sul serio ha fatto tutto la Skin) facciamo netto e arriviamo seconde…. Immaginate poi l’ultimo pre-ring prima della finalissima agility, partivo per penultima (nella seconda gara l’ordine di partenza era al contrario) l’ansia era a duemila, non ho pianto solo perché non avevo più lacrime, ma non riuscivo a parlare, avevo la gola secca e la bocca asciutta, e quando c’è stato il fischio del giudice avevo le gambe completamente bloccate, mi stavo rendendo conto che quel minimo di lucidità mi stava abbandonando, e così è stato…. Eliminata in un passaggio banale…. E da lì la svolta del mio carattere. Ho finito il giro imprecando dentro di me, contro di me, di quanto fossi stata stupida, ho analizzato il tutto è mi sono detta: Patrizia è uno sport, è un gioco che fai con la tua pazza cana è un DIVERTIMENTO per te e per lei, quindi che cavolo ti fai prendere da tutte queste paranoie???? E’ difficile spiegare a parole quello che il mondiale belga è riuscito a creare dentro di me, fatto sta che da allora ogni evento importante l’ho vissuto in modo molto più sereno e tranquillo! Ed è stata tutta un’altra storia!!! Subito dopo il mondiale belga avevo d’affrontare i try out a Milano e proprio lì mi sono accorta di quanto fossi cambiata di quanto riuscissi a stare tranquilla e serena. Che c’entra, un minimo di ansia c’era c’è e ci sarà sempre, ma sono dell’idea che è giusto che ci sia, se dovessi arrivare in gara e non provare nulla beh, forse sarebbe arrivato il momento di smettere! Quella giusta dose di ansia e adrenalina mi serve per mantenere la concentrazione durante il percorso…. concentrazione che al mondiale di Bologna era talmente alta da non sentire minimamente tutto il tifo degli spalti. 😂😂😂😂😂😂😂😂😂

 

Mental Coach specializzato nella gestione dell’ansia pre gara, autore del libro Parola di Cane e creatore della metodologia Double Bond Method©.
Nel mondo cinofilo è anche addestratore e conduttore nella disciplina IPO.

Intervista a Carlo Fazio

Carlo Fazio è uno che con l’agonismo si diverte, un’altro che regala gioia e che, come la Ciuffetti, non è un mio “cliente”. Ecco la ragione per cui li ho intervistati, l’obiettivo è arricchirci. Pubblico e leggo con voi! Fatemi sapere cosa ne pensate.

Grazie Carlo!

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1)    In termini temporali, quando cominci a pensare alla gara?

Sempre! Penso a quando farò la prossima gara, a come la farò e a dove migliorare. Cerco di fare molte gare per abituarmi ad esse il più possibile.

Non mi preparo per una gara in particolare, cerco di essere sempre preparato per la prossima gara!

Per le gare importanti, una decina di giorni prima curo di più la tecnica rispetto all’allenamento fisico.

2)    Come pensi alla tua competizione: per immagini (ti vedi fare la gare), verbalmente (parli con te stesso riguardo ciò che dovrai fare e come lo farai); oppure per sensazioni (senti nel tuo corpo delle sensazioni che ti fanno entrare in gara, come sono queste sensazioni, dove le provi nel tuo corpo ecc.)

Tecnicamente penso immaginando la gara e i movimenti, metto insieme comandi verbali e gesti e cerco di ripeterli in modo da memorizzarli anche a livello inconscio. Non adotto tecniche particolari per richiamare sensazioni, cerco consciamente di non farmi travolgere da esse.

Credo nell’allenamento, quando sono sicuro che tutto è ok per me e Hindia non ho grossi problemi emotivi.

3)    Ti crei aspettative in termini di RISULTATO FINALE (pensi di vincere, di arrivare sul podio ecc.)

A livello inconscio è inevitabile pensare al risultato, ma nel mio caso avere aspettative alte non mi ha mai aiutato. Al contrario penso a fare un buon lavoro e a cercare di divertirmi.

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4)    Ti crei aspettative in termini di PERCORSO (pensi alla prestazione indipendentemente del risultato, tipo a come costruire la routine, cosa fare, come fare ecc.)

Sì, se decido un passaggio cerco di convincermi di poterlo fare e mi aspetto di farlo, costruisco la mia routine di percorso-esecuzione indipendentemente dal risultato finale ma dipendente dal risultato immediato, cioè se penso che un passaggio fatto in un modo sia meglio, costruisco la mia routine per farlo. Quindi sì, ho aspettative in termini di esecuzione del percorso.

5)    Ti crei un obiettivo in termini di risultato (per esempio: arriveremo primi, sul podio ecc.)

Non lo faccio coscientemente, anzi il contrario, ma purtroppo quando sai di avere le possibilità di fare bene gli obiettivi me li aspetto. Questo a volte per me è un freno, mi crea stress ma penso sia umano. Gestire bene queste aspettative è, direi, il nocciolo della questione.

6)    Ti crei un obiettivo in termini di percorso (per esempio: dobbiamo sincronizzare bene questo passaggio o quell’altro ecc.)

Sì, decido i passaggi da fare e mi aspetto di poterli fare! Quindi sì, una volta deciso, l’obiettivo è di eseguire il passaggio come l’ho pensato.

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7)    I giorni precedenti alla gara (48 ore prima) Cosa pensi? Come lo pensi? Cosa ti dici? Cosa senti?

Non molto, so che quel che è fatto è fatto. Io e Ilaria (Mia moglie ndr) prepariamo il camper e di solito viaggiamo, le gare non sono mai vicine per noi. Non subisco molto l’ansia pre-gara se non negli attimi prima della partenza.

Dormo bene e cerco di mangiare bene e andare a letto presto, niente di più.

8)    Sempre nei giorni precedenti alla gara: hai delle strane reazioni fisiche nel tuo corpo?

No, dormo bene e quando è tutto ok sono anche di buon umore, in fondo andiamo a fare ciò che ci piace e che siamo capaci di fare!

9)    Sempre nei giorni precedenti alla gara: utilizzi qualche metodo per rilassarti-caricarti?

Niente di particolare, credo nell’allenamento e un giro in bici o una corsetta di solito sono tutto ciò che faccio per rilassarmi, a volte un po’ di stretching.

10) Il giorno della gara: utilizzi qualche “rito” prima di entrare in gara?

Sì, riscaldamento fisico e psichico, alcuni esercizi di controllo e richiamo di comportamento per Hindia, un’accurata ultima visualizzazione e memorizzazione gestuale e verbale e poi si va!

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11) Durante la ricognizione qual è il tuo stato emotivo?

Lo potrei definire “impegnato”. Cerco di concentrarmi, di togliermi i dubbi magari chiedendo al mio allenatore, Marco Giavoni, per avere più certezze possibili. Non sono particolarmente agitato, ma concentrato sì.

 12) Durante la ricognizione mentre la fai: vedi il cane fare il percorso? ti ripeti qualcosa verbalmente? ti vedi fare la ricognizione o la gara? senti qualcosa nel tuo corpo? memorizzi solo con la mente oppure anche con i muscoli?

Sì, immagino sia me che il cane eseguire, cerco di riprodurre movimenti e tempi e comandi verbali, memorizzo con tutti gli strumenti che ho, visualizzo il percorso, lo ripeto verbalmente e fisicamente. Non ci sono particolari sensazioni nel mio corpo, cerco di automatizzare il più possibile.

13) Cosa fai nel tempo che trascorre tra la ricognizione e la gara?

Mi preparo, se ho tempo guardo qualche cane per vedere se le mie scelte sono giuste, ripeto i miei gesti in una sequenza standard che mi dà sicurezza, poi riscaldamento e gara.

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Grazie Omar di questa intervista, sono molto contento che tu mi abbia dato la possibilità di rispondere a queste domande che spero mettano in luce la complessità emotiva di questo sport.

Carlo Fazio

Mental Coach specializzato nella gestione dell’ansia pre gara, autore del libro Parola di Cane e creatore della metodologia Double Bond Method©.
Nel mondo cinofilo è anche addestratore e conduttore nella disciplina IPO.
Intervista a Patrizia Ciuffetti

Intervista a Patrizia Ciuffetti

Da uomo di sport, ho imparato a vivere appieno le emozioni che regala l’agonismo, ovviamente sia in un senso che nell’altro.

Ero molto meno abituato, però, a vivere le emozioni tipiche del “tifoso”. Mi riferisco a ciò che prova il tifoso quando vede il suo atleta eseguire.

L’abitudine mi portava ad osservare la performance dal punto di vista dell’allenatore che, tecnicamente, è una terza posizione.

Il tifoso vive immedesimandosi, quindi in prima persona.

Tre anni fa, in occasione di gara 2 delle semifinali di Coppa CEV (Pallavolo femminile) si giocava a Busto Arsizio (squadra che assisto) e ospitavamo il Galatassaray. Bene, in Turchia le squadre appartengono ai club, così come in Spagna. Il Galatassaray aveva vinto gara 1 a Istambul e si presentava come la favorita.

Ad accompagnare la squadra c’era una parte della tifoseria della squadra di calcio. Vi lascio immaginare il rumore che una tifoseria organizzata del calcio possa fare in un palazzetto dello sport. Un’ora prima dell’ingresso in campo, il tifo turco era assordante, la tifoseria Bustoca si era inspiegabilmente azzittita. Quando entrarono le giocatrici del Galatassaray il palazzetto sembrava una bolgia assordante. Immediatamente dopo entrarono le Farfalle, i tifosi turchi urlavano e fischiavano, Busto sembrava una tomba fino a quando gli Amici delle Farfalle (nome della tifoseria) esplosero in un “urlo collettivo” che, dopo brevi istanti, aveva coperto la tifoseria turca. In quel preciso momento, la mia pelle prese il sopravvento e riuscii a vivere completamente l’emozione dell’evento. Nessun giudizio tecnico, solo emozioni che scorrevano nel mio corpo. Ti assicuro che fu l’esperienza che mi fece cambiare angolazione.

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Mental Coach specializzato nella gestione dell’ansia pre gara, autore del libro Parola di Cane e creatore della metodologia Double Bond Method©.
Nel mondo cinofilo è anche addestratore e conduttore nella disciplina IPO.
Aspettative vs Capacità

Aspettative vs Capacità

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“Tu non lo sai, ma le tue capacità superano le tue aspettative”

Ho sentito questa frase in un film che ho visto di recente, l’attore citava un entomologo che si riferiva specificatamente alle capacità delle formiche.

Dicendo questa frase alla sua ragazza musicista, voleva aiutarla a capire che poteva osare molto di più di quanto se ne fosse data il permesso.

Rimasi affascinato dalla metafora, decidendo quasi simultaneamente di scriverne un’articolo.

Negli ultimi due anni di stage di Ansia Pre Gara, in giro per l’Italia, ho costatato che, tante volte, i conduttori cinofili confondono i problemi d’ansia con la mancanza di capacità specifiche.

Le capacità, in questo caso, si riferiscono a quelle del binomio, qualunque attività si pratichi. Se vado in gara e non sono certo che il mio cane faccia correttamente il “terra-resta”, probabilmente avrò uno stato d’ansia fino a quando dovrò tornare dal cane.

 

Prima l’uovo o la gallina?

Esatto, siamo alla metafisica! Se il mio cane non esegue alla perfezione (e ne ho le prove perché in allenamento ogni tanto va a farfalle) il problema riguarda le capacità mancanti. Sono queste a suscitare in me lo stato d’ansia.

 

Le aspettative cosa c’entrano allora?

La nostra cara formica non ha nessun tipo di aspettativa, deve solo provvedere ad immagazzinare il cibo e lo fa seguendo il suo istinto con le capacità che le ha donato madre natura.

Trovate qualche differenza con il cane? La risposta è, ovviamente, retorica  dal momento in cui  il cane in gara non ci va per propria scelta (è un essere troppo elevato per fare una scelta simile).

Siamo noi a portare il cane in gara e siamo noi ad avere aspettative! Andate in gara per perdere? Per vincere? Per misurare il processo di allenamento-addestramento? Per valutare le qualità naturali del vostro soggetto?

Qualunque sia la risposta, dal momento in cui ci mettiamo alla prova, il nostro Ego si sveglia e comincia a generare aspettative. Badate bene che sopra ho scritto “per perdere?” perché , se anche fosse questa la riposta, paradossalmente, non allontanerebbe lo stress delle aspettative.

E’ il giudizio a generare le aspettative, in primis il nostro proprio giudizio. Il giudizio che abbiamo di noi stessi è un potente generatore di aspettative.

 

La Teoria dell’autoefficacia

Albert Bandura, psicologo americano elaborò la teoria cognitiva sull’autoefficacia. L’esperimento che sosteneva questa, fondata, teoria era semplicistico ma efficace. In pratica: se ti chiedo se pensi di riuscire a svolgere un determinato compito (indipendentemente delle tue capacità specifiche) e ti sollecito a dirmi da 0 (zero) a 100 (cento) quanto pensi di riuscire, la tua performance sarà direttamente proporzionale alla tua percezione di riuscire. Tradotto in soldoni mi viene in mente Henry Ford che sosteneva che:

   “se pensi di riuscire oppure pensi di non riuscire hai sempre maledettamente ragione”

Questa teoria, fondamentale per le sue implicazioni pratiche, si riferisce alla percezione di AUTO -EFFICACIA. Domandate ad un qualsiasi bimbo al di sotto dei tre anni se pensa di riuscire o no: Lui vi risponderà in modo assoluto “SI”.

Quando, crescendo, cominciamo a fare i conti con il giudizio altrui , questo si riverbera nella costruzione del giudizio di noi stessi, e l’autoefficacia diviene, talvolta, o troppo realistica o fin troppo sognatrice.

Nel primo caso si genera un comportamento remissivo, che si allontana dalla attitudine proattiva di lavorare per acquisire le capacità necessarie. Quindi se penso che non riuscirò mai a fare una certa cosa, perché dannarmi l’anima ad imparare una  nuova capacità?

Nel secondo caso, il problema risiede nella delusione che ne deriva. Se penso di essere onnipotente e che con il solo pensiero positivo  potrò acquisire le abilità necessarie per fare una certa cosa, allora mi ci butto a capofitto. Risultato: l’inesorabile praticità della forza di gravità mi fa tornare con i piedi (quando va bene) per terra.

Facciamo chiarezza, cooperiamo, parliamone! Ti assicuro che quando il nostro cane comprende chiaramente ciò che deve fare, lo fa. Quando lo fa noi ci sentiamo sicuri del suo comportamento e questo si trasforma in uno stato d’animo rilassato e consapevole.

Non andare in gara per “provare” come va. Dovresti andare in gara solo quando sei sicuro che tutto è collaudato. Lavora sodo per fare in modo che non ci siano dubbi. Andare in gara in questo stato è una gioia, ci si diverte e si può fare veramente del sano SPORT. Possiamo, quindi, misurare il nostro processo di allenamento e  complimentarci con i vincitori… oppure ricevere  i complimenti!

Omar Beltran

 

 

 

Mental Coach specializzato nella gestione dell’ansia pre gara, autore del libro Parola di Cane e creatore della metodologia Double Bond Method©.
Nel mondo cinofilo è anche addestratore e conduttore nella disciplina IPO.
Ego e Aspettative

Ego e Aspettative

L’EGO E LE ASPETTATIVE

Tu chiamalo come vuoi, ma hai capito di chi parlo vero? Quello lì, che abita nella nostra testa, che si offende, che si arrabbia, che vuole avere sempre ragione, che è interessato alla opinione degli altri… Si, insomma, sai di chi parlo. Il mio ego è così grande che se continuo a parlartene, penserà che parlo di lui e siccome è uno che se la tira, preferisco tenerlo a bada…

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Le aspettative

Ci prendiamo troppo sul serio

  1. Il cervello che pensa.
  2. Il cervello che fa.
  3. Cogito ergo sum” : n’a cag…ta pazzesca!
  4. Cosa sono le aspettative?

Riflessione del giorno: hai mai provato a usare la tua mente pensante per tenere sotto controllo i milioni di operazioni che contemporaneamente servono per tenerti in vita?

Un tale pensiero non salterebbe in mente ad una persona sana (si fa per dire) di mente, anche se ci vuole una certa dose di follia per abitare in questo pianeta…

Non mi dilungherò in tedianti argomentazioni neurofisiologiche (la mia sadica passione); vorrei solo che tu riflettessi sul fatto che la mente che pensa, non pensa al bene più prezioso: la Vita.

La mente che pensa, pensa e basta!

La mente che pensa, pensa di sapere, ma in realtà non sa una beata pizza di ciò che bisogna sapere.

Una cosa, però, la mente che pensa la fa benissimo: non ci pensa!

Delega completamente il compito di tenerti in vita alla mente che non pensa, che non ha tempo per pensare, ma deve solo fare, e , contrariamente alla mente che pensa, quella che non pensa CI SA FARE.

Quindi, possiamo asserire, con fermezza che: “LA MENTE, MENTE”.

 

Cogito ergo sum” : n’a ca..ta pazzesca

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Era proprio un simpaticone Descartes, o Cartesio, come lo chiamate italianizzando il francesissimo Renè.

Ma, come tanti, probabilmente “fumava” roba di ottima qualità, tipo quella che ai più moderni musicisti di Liverpool faceva vedere i sottomarini “gialli”.

Ora facciamo due calcoli (solo due, di più non ci riesco): quando andate a dormire, fate un atto di ragion pura oppure fate un atto di fede?

Ragion pura sarebbe: ragiono su come fare ad organizzare il lavoro di 50 trilioni (non so come si scrive in numero) di cellule che compongono la meravigliosa macchina umana.

Penso dettagliatamente ai compiti d’assegnare ad ogni apparato, e penso di farlo, non sequenzialmente, ma in modo simultaneo.

Provateci! Vi troverete con il limite invalicabile: 7 più o meno 2. Ecco il limite delle operazioni che la mente che ragiona può fare simultaneamente; solo da 5 a 9 pezzi di informazione, poi… TILT!

Prendi, per esempio il mio numero di telefono:

393  – 05  –  19  –  250

Per ricordarlo, lo divido in quattro pezzi. Ma se qualcuno me lo ripetesse organizzandolo diversamente, probabilmente non lo riconoscerei!

Davvero credete che “cogito ergo sum” sia una frase sensata?

 

Cosa sono le aspettative

 Una delle più grandi stupidate inventate da quel genere stupido al quale apparteniamo.

La confusione nasce dal momento in cui non ci è chiaro il concetto di base: la responsabilità.

Quando non ti è chiaro che puoi avere aspettative solo su ciò che dipende da te allora non ti è chiaro che quando poni le aspettative in ciò che dipende da qualcun altro, tipo la valutazione di un giudice, decidi in tutta coscienza di essere uno SCHIAVO.

Signore dammi la forza di cambiare le cose che posso cambiare.
La pazienza di accettare quelle che non posso cambiare. Ma donami, soprattutto, la saggezza per capire la differenza tra una e l’altra

Alcuni single, si lamentano della loro condizione, ma rimangono a casa tutte le sere. Aspettandosi che l’amore bussi alla porta.

Se ti metti in testa che “il risultato”, in qualsiasi competizione, dipende da Te, ti stai ingannando e attivando il meccanismo nocivo delle aspettative illusorie.

Il risultato non dipende da TE, è solo il percorso che dipende da TE. Ciò che devi fare è tua responsabilità, il risultato è collegato ad un’infinità di variabili che non possiamo controllare.

Insegno ai miei atleti ad accettare la vittoria come il premio a una serie sconfinata di sforzi e sacrifici. Come quelli che fai tu.

Dico loro sempre la stessa frase: “Hai vinto tu oppure hanno perso gli altri?”

Le aspettative sul risultato, le considero tra le forme più dannose di auto inganno. Non appena ti libererai da questo flagello potrai cominciare a vivere sereno.

Anche se oggi decidessi di scalare l’Everest, conquistare la vetta non dipende solo da te: il tempo meteorologico potrebbe spiegarti molto bene questo concetto.

Qualora tu fossi veramente deciso nell’impresa, una e soltanto una cosa dipende da te! Indovina quale?

C  A  M  M  I  N  A  R  E

                                                                                      Omar Beltran

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Ego-Aspettative

 

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