Carlo Fazio è uno che con l’agonismo si diverte, un’altro che regala gioia e che, come la Ciuffetti, non è un mio “cliente”. Ecco la ragione per cui li ho intervistati, l’obiettivo è arricchirci. Pubblico e leggo con voi! Fatemi sapere cosa ne pensate.

Grazie Carlo!

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1)    In termini temporali, quando cominci a pensare alla gara?

Sempre! Penso a quando farò la prossima gara, a come la farò e a dove migliorare. Cerco di fare molte gare per abituarmi ad esse il più possibile.

Non mi preparo per una gara in particolare, cerco di essere sempre preparato per la prossima gara!

Per le gare importanti, una decina di giorni prima curo di più la tecnica rispetto all’allenamento fisico.

2)    Come pensi alla tua competizione: per immagini (ti vedi fare la gare), verbalmente (parli con te stesso riguardo ciò che dovrai fare e come lo farai); oppure per sensazioni (senti nel tuo corpo delle sensazioni che ti fanno entrare in gara, come sono queste sensazioni, dove le provi nel tuo corpo ecc.)

Tecnicamente penso immaginando la gara e i movimenti, metto insieme comandi verbali e gesti e cerco di ripeterli in modo da memorizzarli anche a livello inconscio. Non adotto tecniche particolari per richiamare sensazioni, cerco consciamente di non farmi travolgere da esse.

Credo nell’allenamento, quando sono sicuro che tutto è ok per me e Hindia non ho grossi problemi emotivi.

3)    Ti crei aspettative in termini di RISULTATO FINALE (pensi di vincere, di arrivare sul podio ecc.)

A livello inconscio è inevitabile pensare al risultato, ma nel mio caso avere aspettative alte non mi ha mai aiutato. Al contrario penso a fare un buon lavoro e a cercare di divertirmi.

WAO 2014

4)    Ti crei aspettative in termini di PERCORSO (pensi alla prestazione indipendentemente del risultato, tipo a come costruire la routine, cosa fare, come fare ecc.)

Sì, se decido un passaggio cerco di convincermi di poterlo fare e mi aspetto di farlo, costruisco la mia routine di percorso-esecuzione indipendentemente dal risultato finale ma dipendente dal risultato immediato, cioè se penso che un passaggio fatto in un modo sia meglio, costruisco la mia routine per farlo. Quindi sì, ho aspettative in termini di esecuzione del percorso.

5)    Ti crei un obiettivo in termini di risultato (per esempio: arriveremo primi, sul podio ecc.)

Non lo faccio coscientemente, anzi il contrario, ma purtroppo quando sai di avere le possibilità di fare bene gli obiettivi me li aspetto. Questo a volte per me è un freno, mi crea stress ma penso sia umano. Gestire bene queste aspettative è, direi, il nocciolo della questione.

6)    Ti crei un obiettivo in termini di percorso (per esempio: dobbiamo sincronizzare bene questo passaggio o quell’altro ecc.)

Sì, decido i passaggi da fare e mi aspetto di poterli fare! Quindi sì, una volta deciso, l’obiettivo è di eseguire il passaggio come l’ho pensato.

Hindia finale wao roma 4 2 13

7)    I giorni precedenti alla gara (48 ore prima) Cosa pensi? Come lo pensi? Cosa ti dici? Cosa senti?

Non molto, so che quel che è fatto è fatto. Io e Ilaria (Mia moglie ndr) prepariamo il camper e di solito viaggiamo, le gare non sono mai vicine per noi. Non subisco molto l’ansia pre-gara se non negli attimi prima della partenza.

Dormo bene e cerco di mangiare bene e andare a letto presto, niente di più.

8)    Sempre nei giorni precedenti alla gara: hai delle strane reazioni fisiche nel tuo corpo?

No, dormo bene e quando è tutto ok sono anche di buon umore, in fondo andiamo a fare ciò che ci piace e che siamo capaci di fare!

9)    Sempre nei giorni precedenti alla gara: utilizzi qualche metodo per rilassarti-caricarti?

Niente di particolare, credo nell’allenamento e un giro in bici o una corsetta di solito sono tutto ciò che faccio per rilassarmi, a volte un po’ di stretching.

10) Il giorno della gara: utilizzi qualche “rito” prima di entrare in gara?

Sì, riscaldamento fisico e psichico, alcuni esercizi di controllo e richiamo di comportamento per Hindia, un’accurata ultima visualizzazione e memorizzazione gestuale e verbale e poi si va!

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11) Durante la ricognizione qual è il tuo stato emotivo?

Lo potrei definire “impegnato”. Cerco di concentrarmi, di togliermi i dubbi magari chiedendo al mio allenatore, Marco Giavoni, per avere più certezze possibili. Non sono particolarmente agitato, ma concentrato sì.

 12) Durante la ricognizione mentre la fai: vedi il cane fare il percorso? ti ripeti qualcosa verbalmente? ti vedi fare la ricognizione o la gara? senti qualcosa nel tuo corpo? memorizzi solo con la mente oppure anche con i muscoli?

Sì, immagino sia me che il cane eseguire, cerco di riprodurre movimenti e tempi e comandi verbali, memorizzo con tutti gli strumenti che ho, visualizzo il percorso, lo ripeto verbalmente e fisicamente. Non ci sono particolari sensazioni nel mio corpo, cerco di automatizzare il più possibile.

13) Cosa fai nel tempo che trascorre tra la ricognizione e la gara?

Mi preparo, se ho tempo guardo qualche cane per vedere se le mie scelte sono giuste, ripeto i miei gesti in una sequenza standard che mi dà sicurezza, poi riscaldamento e gara.

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Grazie Omar di questa intervista, sono molto contento che tu mi abbia dato la possibilità di rispondere a queste domande che spero mettano in luce la complessità emotiva di questo sport.

Carlo Fazio

Mental Coach specializzato nella gestione dell’ansia pre gara, autore del libro Parola di Cane e creatore della metodologia Double Bond Method©.
Nel mondo cinofilo è anche addestratore e conduttore nella disciplina IPO.
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