Da uomo di sport, ho imparato a vivere appieno le emozioni che regala l’agonismo, ovviamente sia in un senso che nell’altro.

Ero molto meno abituato, però, a vivere le emozioni tipiche del “tifoso”. Mi riferisco a ciò che prova il tifoso quando vede il suo atleta eseguire.

L’abitudine mi portava ad osservare la performance dal punto di vista dell’allenatore che, tecnicamente, è una terza posizione.

Il tifoso vive immedesimandosi, quindi in prima persona.

Tre anni fa, in occasione di gara 2 delle semifinali di Coppa CEV (Pallavolo femminile) si giocava a Busto Arsizio (squadra che assisto) e ospitavamo il Galatassaray. Bene, in Turchia le squadre appartengono ai club, così come in Spagna. Il Galatassaray aveva vinto gara 1 a Istambul e si presentava come la favorita.

Ad accompagnare la squadra c’era una parte della tifoseria della squadra di calcio. Vi lascio immaginare il rumore che una tifoseria organizzata del calcio possa fare in un palazzetto dello sport. Un’ora prima dell’ingresso in campo, il tifo turco era assordante, la tifoseria Bustoca si era inspiegabilmente azzittita. Quando entrarono le giocatrici del Galatassaray il palazzetto sembrava una bolgia assordante. Immediatamente dopo entrarono le Farfalle, i tifosi turchi urlavano e fischiavano, Busto sembrava una tomba fino a quando gli Amici delle Farfalle (nome della tifoseria) esplosero in un “urlo collettivo” che, dopo brevi istanti, aveva coperto la tifoseria turca. In quel preciso momento, la mia pelle prese il sopravvento e riuscii a vivere completamente l’emozione dell’evento. Nessun giudizio tecnico, solo emozioni che scorrevano nel mio corpo. Ti assicuro che fu l’esperienza che mi fece cambiare angolazione.

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Puoi guardare il video

Mi ritengo comunque un uomo dal palato delicato se parliamo di eventi sportivi che suscitano forti emozioni. Lo scorso 2015, in occasione della Mondiale Canina di Milano, si svolgevano le selezioni di Agility. Ero in tribuna e tecnicamente mi faceva piacere stare lì.

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A un certo punto il mio sguardo si spostò nel pre-ring e scorsi una sagoma gialla, un Malin con la sua conduttrice e, osservandoli, sentii qualcosa nella pancia. Continuai a seguirli e il semplice guardarli mi faceva emozionare. Guardai la gara vivendo la loro performance come se fosse la mia. Mi emozionai come un bambino! Vedere un “legame” così intenso tra cane e conduttore mi commosse. Non riuscii a trattenere l’emozione, giuro che una lacrima scese. Alla fine, dopo il giro, trovai il modo di arrivare alla conduttrice, di presentarmi e ricordo di non avere fatto i complimenti ma di avere ringraziato Patrizia Ciuffetti e il suo cane per avermi regalato quelle emozioni.

Credo che non ci sia bisogno di presentare Patrizia Ciuffetti.

Semmai, c’è solo bisogno di presentare l’intento di questa intervista: aiutare i praticanti di questa meravigliosa disciplina a comprendere quali meccanismi mentali metta in atto uno sportivo di successo (participio passato del verbo succedere: fare accadere le cose).

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In quanto tifoso di Patrizia, ho chiesto la sua collaborazione e lei, con l’umiltà che la contraddistingue, si è messa a disposizione di tutti voi. Ti ringrazio infinitamente per questa intervista, a nome mio e a nome di tutti i cani che vivono l’agonismo in modo sano dal momento che il loro conduttore lo vive nel medesimo modo. Grazie Patrizia!

In termini temporali, quando cominci a pensare alla gara?

Dipende dal tipo di gara, se sono gare importanti (selezioni o competizioni internazionali) inizio a pensarci in media tre giorni prima, normalmente mi dico: “cavolo questo fine settimana ho le selezioni” o pensieri simili.

Come pensi alla tua competizione: per immagini (ti vedi fare la gara), verbalmente (parli con te stessa riguardo ciò che dovrai fare e come lo farai) oppure per sensazioni (senti nel tuo corpo delle sensazioni che ti fanno entrare in gara; come sono queste sensazioni, dove le provi nel tuo corpo, ecc.)

Non ho grosse immaginazioni o meglio immagino i passaggi che potrebbe montare il giudice e in base a quello, li materializzo in campo e li provo nella realtà con il cane.

Ti crei aspettative in termini di RISULTATO FINALE (pensi di vincere, di arrivare sul podio ecc.)

Non penso mai al risultato finale, cioè non penso mai a “vinceremo” o no, non l’ho mai fatto e mai lo farò.

Ti crei aspettative in termini di PERCORSO (pensi alla prestazione indipendentemente dal risultato, tipo a come costruire la routine, cosa fare, come fare ecc.)

Aspettative sul percorso invece le ho, cioè mi interessa lavorare bene indipendentemente dal risultato, questo pensiero lo attuo solo quando gareggio individualmente, se un passaggio l’ho pensato in un certo modo lo provo in quel modo e se non viene bene me ne frego della gara e lo riprovo (ovviamente non ad un mondiale :-)) cambia il mio modo di pensare se gareggio per una squadra. Lì tendo a cercare la soluzione più semplice, meno rischiosa e più sicura e anche se non viene bene, si va avanti lo stesso.

Ti crei un obiettivo in termini di risultato (per esempio: arriveremmo primi, sul podio ecc.)

No, assolutamente.

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Ti crei un obiettivo in termini di percorso (per esempio: dobbiamo sincronizzare bene questo passaggio o quell’altro ecc.)

Di norma i giorni prima della gara, tendo a lavorare molto sui passaggi dove siamo più carenti, in precisione e sicurezza.

I giorni precedenti alla gara (48 ore prima) cosa pensi? Come lo pensi? Cosa ti dici? Cosa senti?

Le ore antecedenti alla gara le vivo serenamente, non cambio mai le mie abitudini anche perché non penso mai “oddio ho la gara oddio ho la gara”, solo la sera prima, se riesco, provo ad andare a dormire ad un orario decente, così da essere più riposata fisicamente e mentalmente il giorno della gara. 

Sempre nei giorni precedenti alla gara: hai delle strane reazioni fisiche nel tuo corpo?

No, i giorni antecedenti la gara non ho mai avuto sensazioni strane, al massimo una leggera stretta allo stomaco, ma per il resto nulla. Il giorno della gara, per caricarmi un po’, ascolto, percorrendo la strada che mi porta alla gara, la mia musica preferita in macchina a volume alto (genere musicale metal).

Il giorno della gara: utilizzi qualche “rito” prima di entrare in gara?

Si, prima di entrare in gara ho i miei riti: prendo il cane venti binomi prima di noi e mi fumo una sigaretta, sono metodica e ritualizzata. Anche con il cane faccio gli stessi movimenti e le stesse azioni ogni volta (ammetto che, però, lo faccio più per condizionare il cane, ma ormai è diventato un vero e proprio rito).

Altro rito che mi viene in mente che faccio sempre (in pre-ring) è quello di non guardare mai il campo di gara fino al cane che gira prima di me.

Durante la ricognizione qual è il tuo stato emotivo?

Durante la ricognizione entro in stato di trance, mi isolo dalle persone e mi materializzo il cane, questo, in media, per i primi quattro minuti.

Durante la ricognizione, mentre la fai: vedi il cane fare il percorso? Ti ripeti qualcosa verbalmente? Ti vedi fare la ricognizione o la gara? Senti qualcosa nel tuo corpo? Memorizzi solo con la mente oppure anche con i muscoli?

Poi esco dalla trance e parlo con gli altri, per poi immaginarmi proprio il giro e quindi facendolo di corsa, come avessi il cane con me. L’ultimo minuto mentre faccio la ricognizione immagino il cane (sempre) dove atterra e dove si trova rispetto a me e memorizzo anche i miei movimenti soprattutto quelli delle braccia, mi ripeto in testa, con la mia voce, quando dare un comando e molto spesso, su determinati passaggi, dove sono di spalle ai salti, conto i miei passi così da girarmi nel punto esatto, anche in gara in quei passaggi riconto i passi.

Cosa fai nell’intervallo di tempo tra la ricognizione e la gara?

Il tempo che intercorre tra la ricognizione e la gara, normalmente lo passo a guardare gareggiare gli altri, così da vedere se ho sottovalutato qualche passaggio, il tutto comodamente seduta con la mia coca cola e le mie sigarette.

Questo è normalmente il mio modo di affrontare le gare oggi, o meglio dopo il mondiale del belga. (FMBB Il campionato del mondo del pastore belga dove i cani partecipano contemporaneamente ai mondiali di IPO, Mondioring e appunto AGILITY)

Cosa è successo dopo il mondiale Fmbb?

Prima non ero così serena, diciamo che il mondiale del belga mi ha trasformata, se ti va ti posso raccontare quello che mi è successo al mondiale e il motivo per cui adesso sono così serena.

Certo che mi va! Credo, però, che potremo lasciare tutti in trepidazione, io per primo, e finire questa bellissima (è utilissima) intervista con un:

to be continued…

 

 

 

Mental Coach specializzato nella gestione dell’ansia pre gara, autore del libro Parola di Cane e creatore della metodologia Double Bond Method©.
Nel mondo cinofilo è anche addestratore e conduttore nella disciplina IPO.
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