Il mio saggio corpo mi sussurrava, giorno dopo giorno, che era il momento di ricaricare le vecchie batterie. Sussurrava amichevolmente, come fa al solito, ma era costante, quindi ho pensato di darle retta. Le mie batterie sono vecchie ma non esaurite e dover sostituirle credo che mi costerebbe troppo.

Sono tornato nella mia terra…

Ma la mia terra non è solo le meraviglie della “pachamama” (madre natura), è anche una cultura che discende dalla cultura Andina, quella degli Incas …

Da questa cultura, abbiamo ereditato pregi e difetti (noi argentini più i secondi). Tra i pregi possiamo annoverare la “LENTEZZA”, nella prima foto vedete il Salar Grande in provincia di Jujuy era un mare e si trova a circa 4000 m, nella seconda il più conosciuto Machiu Pichu, la sede dell’impero Incaico a Cusco in Perù, oltre i 4500m. Come risulta ovvio, e se non ci credete provate, andare velocemente a quelle alture è un rischio. Molto meglio lento e costante, la città di Salta, dove abitano i miei, è situata a 700m sul livello del mare.

Niente comparato alle alture sopra descritte, ma questo lo si può apprezzare cognitivamente, le abitudini di un popolo entrano a fare parte di quello che Jung chiamava l’inconscio collettivo. Un bergamasco si comporta da bergamasco e un napoletano si comporta da napoletano. Dove s’imparano le abitudini bergamasche? a scuola? La cultura permea il nostro essere e ci si comporta come ci si comporta nel luogo dove siamo nati e cresciuti. Secondo voi io, dopo 30 anni a Bergamo, come mi comporto?

Posso solo dirvi come mi sento: uno argentino in Italia e un bergamasco in Argentina.

Quindi a Salta si va l-e-n-t-a-m-e-n-t-e, a eccezione della guida, provate a ritardare un nano secondo la partenza all’imminente scatto del verde al semaforo!!!  Non vi suoneranno il clacson, vi passeranno sopra per correre alla velocità della luce per andare a fare ciò che devono fare

l-e-n-t-a-m-e-n-t-e….

Nessuno corre, neanche quando piove. Tutto ha tempi dilatati, e questo ti fa sentire fuori posto (la mia influenza bergamasca) fino a quando cogli i vantaggi. Quando si va piano si notano i particolari,

dicono che la tartaruga conosca molto meglio il terreno di un lepre.

Passati alcuni giorni, come nell’oscurità, i miei occhi si sono abituati alla lentezza e hanno iniziato a cogliere i dettagli.

Con tutto il suo tempo, il Signor Barbone ha attraversato la strada, incurante del fatto che allo scattare del giallo (in Argentina il verde è preceduto dal giallo) i piloti di F1 sarebbero partiti per entrare per primi nella curva che li porta a fare ciò che devono fare sempre:

l-e-n-t-i-s-s-s-s-s-s-i-m-a-m-e-t-e-e-e-e-e-e

Ho tirato fuori lo smartphone per cogliere quel magic moment (per 20 giorni l’iPhone è servito solo a questo).

Il tempo è sembrato fermarsi e durante il suo passaggio ho visto cani sereni, nutriti, ordinati in modo rigorosamente gerarchico pronti a seguire il loro leader che, per ragioni di risorse, aveva deciso di spostarsi da qualche altra parte.

Non una risa, un tentativo isterico di richiamare il cane che, scappato, poteva finire sotto una macchina. Nessun proprietario disperato armeggiando in tasca alla ricerca del bocconcino magico che l’avrebbe aiutato ad ottenere un richiamo esemplarmente disinteressato.

Da quel momento in poi, la video camera situata nel mio cervello fu pronta per immagazzinare tutto, non c’erano problemi di batteria o di messa a fuoco o chissà che altro.

I miei occhi hanno registrato ogni scena utile a questo racconto.

“Meglio cani sciolti che tifosi violenti” così recita il titolo dell’articolo su Tuttosport da cui ho tratto la foto sopra.

I cani sciolti ci sono, nel barrio dove abitano i miei genitori ce ne sono tanti, ma non sono sempre sciolti.

Al mattino i proprietari aprono le porte di casa e i cani escono, li vedi prendere la strada e andare a cercare gli altri cani. Un rituale magnifico che mi ha fatto evocare le mattina di vacanza da scuola, facevi colazione velocemente e uscivi a cercare gli amici e, in gruppo, trascorrevi il tempo giocando e inventandoti il mondo che da grande volevi abitare.

I cani girano, non inseguono le macchine, e non fanno disastri, si aggregano in un branco giornaliero nel quale puoi apprezzare, dal vivo, tutte le lezioni di etologia e riscoprire la meraviglia della comunicazione intraspecifica.

Non ho mai visto un litigio, mai assistito a scene che potessero metterti l’angoscia di un’eventuale aggressione.

Armonia in movimento, ecco cosa percepivi con gli occhi e vi assicuro che, i miei occhi sono allenati per accogliere le meraviglie, ma sono anche esperti nel cogliere i segnali di comunicazione.

La meraviglia dell’armonia, però, è stata la costante.

Nell’osservare, con attenzione, ho notato un’altro particolare: nella stragrande maggioranza, i cani di cui vi parlo erano di razza, quindi, anche a quelle latitudini ci sono le mode canine. Attualmente sembra andare di moda il Weimaraner, ma ho visto Beagle, Bassotti, Amtaff, Boxer, Barboni di tutte le taglie e persino bellissimi esemplari di Scottish Terrier.

Questo particolare mi ha fatto pensare che ha fare la differenza è la relazione con l’umano.

Se avessi visto cani randagi, cani ferali oppure cani selvatici, la comunicazione intraspecifica sarebbe la condizione normale. Ma in cani che vivono in casa, che non sono alla catena e che interagiscono sia con la famiglia d’appartenenza sia con le persone presenti nel barrio, la comunicazione intraspecifica è fortemente condizionata da quella extraspeficia.

Il fattore umano, dunque, è la variabile dipendente che fa la differenza.

Per i proprietari di quei cani non esiste un’altro modo di relazionarsi, è normale aprire la porta e lasciare al cane la sua libertà di moto e di scelta, non si pongono domande ansiose del tipo: si faranno male? non tornerà a casa? ecc. ecc. Non angosciandosi per ciò che verrà si pongono con naturalezza e con uno stato emotivo sereno rispetto alla scelta di aprire la porta. Da canto suo, il cane, reagisce a quella vibrazione emotiva e si libera del condizionamento extra-spefico, dandosi il permesso di essere ciò che madre natura l’ha chiamato ad essere:

quel meraviglioso essere chiamato CANE.

 

Mental Coach specializzato nella gestione dell’ansia pre gara, autore del libro Parola di Cane e creatore della metodologia Double Bond Method©.
Nel mondo cinofilo è anche addestratore e conduttore nella disciplina IPO.
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